Il curriculum è morto. Lunga vita al curriculum!

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Scommetto una birra che ti sarà capitato di leggere – in un certo momento della tua vita – quel tal articolo in cui si decreta la morte del curriculum vitae, si argomenta la sua inutilità, se ne decreta il superamento tout court, e si consacrano come suoi legittimi eredi i social network.

L’antefatto

A me è capitato un paio di giorni fa. Giuro, puoi leggere l’articolo incriminato sul sito del magazine Fast Company. Articolo che, a quanto pare, è piaciuto a molti e ha ricevuto più di 2.300 condivisioni.

Sebbene l’articolo non sia affatto da buttare…

e qualcosa di vero nella tesi sostenuta sia innegabile, mi sono sorte due domande: A) perché mai aziende e società di selezione continuano a richiedere copia del curriculum vitae? Che diavolo, qualcuno le avvisi che stanno perdendo tempo… B) l’autore di quell’articolo è un selezionatore?

Rispondo subito alla seconda domanda: no. Chi scrive quegli articoli (e metto in palio un’altra birra se sbaglio) non è mai un selezionatore. Per lo più si tratta di un copy che prova a scrivere qualcosa di interessante, o un giornalista che – mentre dice la sua – spara qualche fuoco d’artificio.

E ora la sconvolgente risposta alla domanda “A” (sono ironico, eh, niente drammi qui). Le aziende, trovandosi di fronte alla necessità di assumere una persona, devono fissare dei colloqui conoscitivi. Ma non potendo fissare tanti colloqui quanti sono i candidati (poiché hanno fretta di trovare la persona giusta e poiché i colloqui richiedono ore di lavoro) hanno necessità di restringere la rosa ad un piccolo gruppo di persone.

Come fare dunque a valutare velocemente…

un grande numero di candidati e isolarne un piccolo gruppo? Ah, certo, il curriculum! E a chi dice che Linkedin è la sua naturale evoluzione, beh, con superbia (parole grosse!) dico che è fuori strada, e aggiungo le mie scuse per non argomentarne in questo post le ragioni.

Insomma, il curriculum vitae così come lo conosciamo, continua a costituire il punto di partenza di una selezione.

Il “curriculum” al di là del curriculum vitae

Assodato quanto sopra, esiste la questione della digital reputation, ovvero la reputazione derivante dal modo in cui il candidato è presente sul web e che concorre alla valutazione della sua idoneità.

Questa nuova disponibilità di informazioni (post sui social, commenti, articoli su blog personali, fotografie, video) ci deve far comprendere che il “vero” e “completo” curriculum vitae è determinato dall’insieme del curriculum tradizionale, e delle informazioni che in vario modo circolano su di noi e attraverso di noi nel web.

Che non si dica (o pensi) che il curriculum è morto

Perché credere che questo strumento sia solo una formalità attraverso cui si comunicano nome, cognome, numero di telefono ed email non può che tradursi in un grave errore.

Diciamo piuttosto che il curriculum vitae tradizionale sta espandendo i suoi confini, sia in termini di contenuti (es. documenti, presentazioni, video, portfoli) che di canali (es. profili su portali e social, blog personali, guest post), passando ad un livello di maggiore complessità che potremmo chiamare ipercurriculum.

 

Good save the Queen by madhava is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

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