Domande di un colloquio: quali sono e come rispondere

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Scritto da Paolo Fieni

 

Durante un colloquio di lavoro, ci sono una varietà di domande che il selezionatore (o la persona con cui sosterrai il colloquio) ti farà.

I colloqui di lavoro possono essere infatti focalizzati sulle tue esperienze, sul tuo atteggiamento sul posto di lavoro, sulla tua personalità, sul modo in cui gestisci situazioni difficili e imprevisti, su come lavori con gli altri, sui tuoi obiettivi di carriera.

È possibile che il selezionatore sia anche interessato a scoprire cosa ti motiva, quali sono le tue skills più importanti e che contributo puoi portare all’azienda.

Il recruiter può indagare ognuno di questi aspetti brevemente o può essere portato a concentrarsi su uno di essi.

In qualsiasi caso, le tue risposte dovranno essere mirate e precise, per dimostrare che sei un buon match per quel posto di lavoro e per l’azienda.

In questo articolo vedrai quali sono i differenti tipi di domande di un colloquio di lavoro, qual è il loro obiettivo e come rispondere per assicurarti di mettere in risalto le tue doti migliori e ottenere un secondo colloquio (o una proposta di lavoro). Vedrai anche quali errori non commettere quando rispondi al selezionatore.

Tieni a mente che una buona preparazione è la chiave che ti permette di fare un’ottima impressione sul selezionatore.

Perciò dedica più tempo possibile alla preparazione, raccogliendo informazioni sull’azienda e sul ruolo offerto, preparando le risposte a diversi tipi di possibili domande, esercitandoti a rispondere con sicurezza e preparando la lista delle domande per il selezionatore.

INDICE

 

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Tipologie di domande

Le domande che ti verranno fatte durante il colloquio di lavoro sono di diverse tipologie, vediamole.

Domande sulla tua esperienza

Questo tipo di domande hanno l’obiettivo di indagare il tuo background lavorativo e formativo. Il selezionatore vuole conoscere le esperienze che ti hanno permesso di acquisire determinate skills e competenze, che poi saranno necessarie per il ruolo offerto.

Tra le domande che rientrano in questa categoria, ci sono: “Quali responsabilità aveva in quel ruolo?”, “Quali sfide ha dovuto affrontare nel suo lavoro?”.

Per rispondere a queste domande è importante fornire al recruiter i dettagli precisi del tuo percorso professionale, ovvero: nomi delle aziende per cui hai lavorato, le date, la posizione ricoperta, le persone a cui facevi riporto, eccetera.

Domande personali

Queste domande sono quelle che ti riguardano personalmente, ovvero hanno a che fare con la tua personalità, la tua etica lavorativa, il tuo modo di gestire stress e le difficoltà.

L’obiettivo del selezionatore quando ti pone queste domande, è quello di scoprire se sei un buon match sia per il ruolo offerto che per la cultura aziendale della compagnia. Per queste domande non esiste una risposta giusta o sbagliata. Il modo migliore di rispondere è quello di essere onesto e adattare le tue risposte a ciò che sai sull’azienda.

Tra le domande più frequenti di questa categoria rientrano “Mi parli di lei”, “Come valuta il successo lavorativo?”, “Quali sono i suoi punti di forza?”.

Domande attitudinali/comportamentali

Le domande attitudinali o comportamentali di un colloquio di lavoro hanno il loro focus sulle tue esperienze lavorative passate. Il recruiter vuole sapere come ti sei comportato in differenti situazioni, e dalle tue risposte comprende qual è la tua personalità e come utilizzi le tue skills e capacità.

Il selezionatore è portato a pensare che il modo in cui hai affrontato in una situazione in passato sarà il modo in cui affronterai in una simile circostanza in futuro. Il tuo interlocutore cerca di fare una previsione su quello che può essere il tuo comportamento in una situazione.

Alcune delle domande attitudinali sono “Le è mai capitato di non raggiungere un obiettivo? Come ha gestito la situazione?”, “Può farmi un esempio di una circostanza in cui ha dovuto prendere una decisione rischiosa? Come si è comportato?”.

Domande situazionali

Simili alle domande comportamentali ci sono quelle situazionali. Con queste domande il selezionatore ti chiede come gestiresti una particolare situazione sul lavoro.

Sostanzialmente, il selezionatore ti mette di fronte ad un possibile scenario, chiedendoti di fornire delle soluzioni per risolverlo. Come per le domande comportamentali, le tue risposte dovrebbero fare riferimento a episodi simili che hai già vissuto in passato, per dimostrare al recruiter che effettivamente sei in grado di gestire quella determinata situazione.

Tra le domande situazionali, ci sono: “Se sapessi che il tuo capo si sbaglia riguardo a un progetto, come gestiresti la situazione?”, “Se avessi diversi compiti da portare a termine in breve tempo, come daresti le priorità? Come ti organizzeresti?.

Casistiche e Simulazioni

In questo tipo di domande il selezionatore descrive uno scenario lavorativo che potresti trovarti a vivere chiedendoti come gestiresti quell’eventualità. Queste domande includono anche rompicapo e simulazioni.

L’obiettivo è quello di valutare le tue capacità analitiche e di problem solving, e generalmente queste domande sono utilizzate nei colloqui per le posizioni nei settori della finanza, degli investimenti, della consulenza.

Rispondere a queste domande può metterti sotto pressione e renderti frustrato, ma ricorda che non c’è sempre una risposta giusta: il selezionatore è più interessato a vedere come ragioni e come arrivi a una soluzione, piuttosto che alla soluzione stessa.

Domande sulle competenze

In questo caso, con competenze si intendono le tue soft skills. Ovvero tutte quelle competenze interpersonali che possiedi e che ti permettono di lavorare al meglio nell’azienda, ad esempio, con un team, in un contesto dinamico o stressante.

Queste domande possono riguardare le tue abilità come leader, la tua intraprendenza, la tua motivazione, la tua tenacia, tutto il tuo atteggiamento sul luogo di lavoro. Solitamente le domande iniziano con “Mi descriva una situazione in cui…..” e come per le quelle attitudinali, il modo migliore per rispondere è quello di parlare di episodi avvenuti in precedenza sul lavoro.

Tra le domande più frequenti di questo genere ci sono: “Mi descriva una situazione in cui ha condotto un progetto con il team”, “Mi dia un esempio di una volta in cui si è fatto carico di una grande responsabilità”.

Domande motivazionali

Le domande di questa categoria aiutano il selezionatore a capire cosa ti entusiasma, che cosa guida il tuo successo sul lavoro, e soprattutto se ciò che ti motiva è in linea con le responsabilità, le sfide e i compiti del ruolo per cui ti sei candidato.

Le migliori risposte a queste domande sono quelle oneste e legate al lavoro che svolgerai se verrai assunto. Il selezionatore vuole assicurarsi non solo che tu sia un candidato preparato, ma anche che ti piaccia quel lavoro e che sia fortemente motivato a svolgerlo.

Oltre alla domanda tradizionale “Cosa la motiva nel lavoro?”, tra le altre domande motivazionali ci sono “Cosa le piaceva di più del suo ultimo lavoro?”, “In quali compiti riesce a dare il meglio?”.

Altre domande

Ci sono poi una serie di domande che riguardano la compagnia e il ruolo per cui stai sostenendo il colloquio, fatte per sapere cosa ti aspetti dal lavoro e se sei disposto ad assumerti le responsabilità della posizione. Domande come “È disposto a viaggiare?”, “Che cosa le piace di più della posizione offerta?”, “Come si immagina i suoi primi 30 giorni in azienda?”.

Se la posizione offerta richiede che tu interagisca con altre persone, il selezionatore potrebbe farti domande sul tuo rapporto con gli altri, sul modo in cui ti vedono i tuoi colleghi e capi, sulle difficoltà relazionali o i conflitti che hai avuto in passato sul luogo di lavoro.

Infine, ci saranno, con molta probabilità, domande legate ai tuoi obiettivi di carriera, alle sfide lavorative che stai cercando, a dove ti vedi tra 5 o 10 anni, ai “goals” che speri di raggiungere. Queste domande fanno capire al selezionatore se si crea un match tra te e la posizione e se sarai in grado di trovare quello che cerchi nel ruolo offerto.

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Come rispondere alle domande di un colloquio

È fondamentale preparare ed esercitare le risposte che darai al selezionatore durante il colloquio. Ecco alcuni consigli da seguire per rispondere in modo diretto e convincente alle domande:

  • Fai ricerche sull’azienda e sul ruolo: assicurati di raccogliere informazioni sull’azienda dal sito, dai profili social e seguendo le news pubblicate. Indaga sulle persone con cui lavorerai, sulla cultura aziendale e la missione della compagnia. Dopodiché, studia attentamente il ruolo offerto, le responsabilità che ti competeranno, i requisiti richiesti, le abilità necessarie per svolgere al meglio quel lavoro. Devi avere chiaro qual è il profilo che l’azienda sta cercando.
  • Crea un match tra te e il profilo richiesto: dopo aver chiarito qual è la figura che la compagnia sta cercando, crea un match tra le tue competenze, abilità ed esperienze e i requisiti essenziali elencati nell’annuncio di lavoro. In questo modo, quando risponderai potrai portare degli esempi per dimostrare al recruiter che hai le capacità giuste per quel posto.
  • Fai pratica con le tue risposte: non basta che tu sappia cosa dire, devi sapere anche come dirlo. Le risposte migliori sono quelle brevi, dirette ed esaustive. Devi assicurarti di rispondere dettagliatamente alle domande senza andare fuori tema e senza aver bisogno di pensare alla risposta per 5 minuti. Maggiore sarà la tua sicurezza nel rispondere, migliore sarà l’impressione che il selezionatore avrà di te.
  • Non essere modesto: non aver paura di venderti, il colloquio è fatto apposta per questo. Nelle tue risposte, parla con convinzione e sicurezza delle cose che hai fatto, dei successi raggiunti, della stima che le persone con cui hai lavorano hanno di te. Il selezionatore può basarsi solo sui racconti dei candidati per decidere, perciò gioca al meglio le tue carte senza vergogna.
  • Sii onesto: come non devi avere paura di parlare dei tuoi successi, non devi neanche avere paura di raccontare i tuoi fallimenti, gli errori che hai commesso e i problemi che hai vissuto. Il recruiter non sta cercando un robot perfetto. Errare è umano, e tutti lo sanno. Ciò che conta è come reagisci alle situazioni più difficili, cosa impari da esse e come vai avanti. Perciò non temere di parlare di episodi in cui hai dovuto affrontare insuccessi e imprevisti.

Errori da evitare

Hai visto quali sono le possibili domande di un colloquio, hai capito come strutturare le risposte per renderle efficaci e convincenti, ora vediamo invece quali sono gli errori più comuni che i candidati commettono e che tu dovrai evitare quando risponderai al selezionatore.

  1. Non conoscere l’azienda e il ruolo: tra le domande che il selezionatore ti potrebbe chiedere c’è anche “Che cosa sai sull’azienda?”, non commettere l’errore di farti trovare impreparato a una domanda del genere. Il tuo interesse per il ruolo e la compagnia si mostra anche, e soprattutto, attraverso le ricerche che hai fatto per conoscere il tuo possibile luogo di lavoro. Un candidato che non conosce le principali informazioni sull’azienda è un candidato disinteressato e svogliato.
  2. Non ricordare le tue esperienze lavorative: non fare lo sbaglio di dare per scontato che il selezionatore conosca a memoria il tuo curriculum e quindi il tuo percorso lavorativo. Durante il colloquio dovrai ricreare la tua storia professionale per raccontarla, nei dettagli, al recruiter. Se non ricorderai le tue esperienze, il selezionatore penserà che non ti sei preparato, che non sei attento o che magari hai mentito nel tuo curriculum. Quindi, ripassa tutti i fatti che hai citato.
  3. Parlare troppo: come ti dicevo precedentemente, le tue risposte devono essere brevi e dirette. Fai attenzione a non farti prendere dallo stress, o dalla confidenza creata con il selezionatore, parlando all’infinito. Il selezionatore vuole una risposta concisa e pertinente alla domanda che ti fa. Non parlare della tua vita personale, non includere troppi dettagli andando fuori tema. Dai solo le informazioni essenziali.
  4. Parlare male dei tuoi colleghi/capi: per nessun motivo, durante il colloquio, dovrai parlare male dei tuoi responsabili o colleghi. Il selezionatore non conosce i fatti e non può credere totalmente alle tue parole. Inoltre, penserà che se parli male delle persone con cui hai lavorato, lo farai anche con i tuoi futuri colleghi o capi. In entrambi i casi, penserà che sei un candidato problematico con cui è difficile lavorare.
  5. Essere arrogante: rispondendo alle domande del selezionatore, non devi essere ne troppo modesto e neanche sfociare nell’arroganza. Se alla domanda “quali sono i suoi difetti?” risponderai “non ne ho nessuno”, il selezionatore vedrà nel tuo comportamento un campanello di allarme. L’azienda non vuole assumere qualcuno che è pieno di sé, che non è disposto ad ascoltare e che crede già di sapere tutto senza poter imparare niente. Perciò sii sicuro di te ma non essere arrogante.

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