Quando il selezionatore domanda: “mi parli di lei”

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Scritto da Paolo Fieni

“Mi parli di lei” è una delle domande più frequenti che aprono il colloquio di lavoro. Ok, è una semplice domanda esplorativa, ma offre la grande opportunità di fare una prima buona impressione e avviare il colloquio lungo un percorso a te favorevole. Per questa ragione, che tu sia neo-laureato o dirigente, è necessario preparare una risposta.

Tutto quello che devi fare è cominciare a concentrarti su ciò che hai fatto e che è rilevante per la posizione per cui ti stai candidando. Ricorda che un selezionatore vuole sapere cosa hai fatto e quali sono le competenze che ti rendono un buon candidato per il ruolo.

Qualcuno forse si offenderà, ma conoscere quanti cani o gatti possiedi, quanto spesso fai windsurf o quanto sei appassionato di calcio non è l’obiettivo del selezionatore. Egli desidera conoscere aspetti legati al tuo lavoro, alle competenze e alle esperienze rilevanti per la posizione oggetto di selezione.

Un suggerimento che fa la differenza

Per rispondere al meglio a questa domanda usa l’acronimo S.E.C.:

S = Studi
E = Esperienza
C = Competenze (e risultati)

Ti suggerisco questo acronimo, e più in generale ti invito ad utilizzare un approccio strutturato, affinché tu possa gestire più facilmente il processo mentale nel corso dell’intervista. E’ buona cosa apparire distesi e sicuri di sé, anziché agitati e confusi.

Avere sviluppato un curriculum adeguato ed efficace, infatti, non mette al riparo dal rischio di sperimentare, durante il colloquio, nervosismo, caos mentale, inconsistenza argomentativa.

Un esempio di pessima risposta

Sono una persona molto determinata. Ho concluso gli studi con ottimi risultati e poi ho iniziato a lavorare, praticamente da subito, per un’azienda del settore telecomunicazioni. In precedenza ho fatto uno stage presso uno studio commercialista. Convivo. Nel tempo libero mi piace andare in palestra e guardare film. Ora sto cercando un nuovo lavoro, più stimolante, che mi consenta di crescere professionalmente.

L’essere vaghi e inconsistenti è un errore commesso a tutti i livelli, tanto da profili junior che senior. L’effetto consiste nel comunicare scarsa motivazione e inadeguata esperienza. Le conseguenze? L’interesse per il candidato crolla, e recuperare ai danni derivanti da una prima cattiva impressione è davvero faticoso. In questa presentazione, il candidato ipotetico non esplicita il tipo di laurea conseguita, non dà informazioni sui corsi di formazione frequentati e non descrive le mansioni svolte in azienda.

Se non conosci molto di te stesso, non valorizzi o non hai maturato alcuna esperienza, sarà molto difficile dimostrare di possedere quegli elementi necessari a metterti in contatto con il ruolo da ricoprire.

Parlare di cose rilevanti, quindi, è la chiave. Leggi la job description, analizza le caratteristiche personali richieste, fatti un’idea del tipo di candidato che stanno ricercando. Tutto questo servirà a fare luce dove ora vi sono nebbia o buio totale.

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    Un esempio di buona risposta

    La ragione per cui una presentazione che rispetta la sequenza S.E.C. (studi, esperienza, competenze e risultati) suona bene ed è efficace, è legata al fatto che ti consente di esporre in modo chiaro ma non “viscido” i benefici che puoi apportare all’azienda.

    Mi sono laureato in Economia Aziendale nel 2015. In particolare, ho approfondito lo studio di materie quali marketing, business strategy e statistica. La tesi finale ha riguardato lo studio del lancio da parte di una start-up di un bracciale a tecnologia passiva (senza batteria) collegato a un archivio dati privato, che consente di portare sempre con sé le proprie informazioni mediche. Dalla fine degli studi ad oggi ho lavorato nell’area commerciale di una importante azienda di telecomunicazioni, a contatto diretto con clienti B2B, sia italiani che stranieri. Questa esperienza ritengo che abbia confermato che uno dei miei principali punti di forza coincide con la capacità di gestire relazioni complesse, per assicurare il soddisfacimento dei bisogni dei clienti e l’efficace risoluzione dei problemi. Costruire e sviluppare buone relazioni commerciali è una cosa che mi appassiona. Aver lavorato in un ambiente strutturato mi ha insegnato a gestire e rispettare obiettivi ben definiti, e trovo stimolante questo tipo di pressione. Ho sempre raggiunto i target assegnati, e ne sono particolarmente orgoglioso, perché credo che sia la dimostrazione più chiara dell’impegno di cui sono capace, ma anche della mia attitudine. Conosco bene la vostra azienda, mi interessa il settore, e quando ho letto il vostro annuncio, sinceramente, ho pensato di avere tutte le carte per essere un buon candidato per questa posizione.


    Sia che tu esca dall’università o che stia cercando di avanzare nella tua carriera, la chiave di un buon colloquio sta anche e sopratutto nella capacità di essere specifico. Non c’è esercizio migliore, e non c’è miglior modo di cominciare un colloquio di lavoro, che preparasi a rispondere alla domanda “Perché non mi racconta qualcosa di lei?”.

    Sii concreto! Assicurati che anche il tuo CV lo sia,  e costruisci un racconto che sappia trasmettere il perché tu sei il candidato giusto per ricoprire quella posizione. Tanto più sarai calmo, chiaro e preciso, tanto migliore sarà il risultato. Ma riuscirai a fare ciò, se sarai in grado di organizzare i tuoi pensieri.

    Se invece desideri più informazioni sui servizi che offriamo per la preparazione al colloquio di lavoro, scrivi un messaggio spiegandoci i tuoi dubbi e le tue esigenze, oppure dei un’occhiata ai nostri servizi.

     

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      8 commenti su “Quando il selezionatore domanda: “mi parli di lei””

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        Buongiorno le scrivo in merito a una questione che frequentemente mi accade durante i colloqui.
        Ho lavorato per quasi 7 anni in una azienda italiana molto importante nella GDO, a novembre 2019 ho deciso di licenziarmi perchè avevo voglia di cambiare vita e sentivo che quello non era più il mio posto causa il forte stress e orari improponibili. Subito dopo ho trovato un altro lavoro come impiegata amministrativa ma le promesse fatte aihmè non sono state rispettate ( firmato part.time ma dovevo lavorare 40 ore ovviamente non retribuite). Infine un altro lavoro nella GDO ma molto lontano da casa e ho dovuto rinunciare entro poco tempo.
        Tutti i recruiter si soffermano sulle mie dimissioni dopo 7 anni, come posso argomentare la mia scelta? ho provato a dire ” motivi personali e familiari” ma ogni volta vogliono scavare a fondo e mi mettono a disagio…possibile che non so come uscirne da questa fatidica domanda?
        grazie mille

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          Buonasera Silvia,
          i selezionatori si soffermano su quel momento perché li aiuta a comprendere come lei si potrebbe comportare nella nuova posizione e nella nuova azienda.
          È indubbio che lei debba trovare una risposta adeguata e convincente, sia per lei che per loro. Ma non mi è possibile, qui ed ora, dare una risposta sensata alla sua domanda. Bisognerebbe darsi il tempo di scavare un po’ più a fondo su cosa è successo allora, e su come si sente oggi.
          Se lo desidera, possiamo pianificare una sessione telefonica di un’ora. Basterà per trovare una soluzione. La verità paga sempre, ma bisogna saperla formulare con intelligenza.
          Questa è la pagina a cui deve fare riferimento: http://www.cvplus.it/ad-hoc/

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        Buongiorno,
        ho 24 anni, ad Aprile 2018 mi sono laureata in economia aziendale e da 2 anni lavoro come impiegata amministrativo/contabile presso una piccola azienda (ho iniziato a lavorarci 8 mesi prima della laurea). In questi anni, mi è capitato spesso di affiancare la mia collega (responsabile commerciale) e mi sono resa conto che il suo lavoro mi piaceva più del mio. Per questo motivo, vorrei cambiare lavoro e cimentarmi nel commerciale. L’interesse verso questo settore è quindi nato sul “campo”, prima non ci avevo mai pensato. Ora che devo iniziare a fare colloqui, non so se dire questa cosa. Ho paura di risultare una persona ambigua o poco credibile (il passaggio dalla contabilità al commerciale è abbastanza netto).
        Mi farebbe piacere avere una suo parere a riguardo. Grazie mille in anticipo.

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          Buongiorno Chiara,
          una premessa: dai 20 ai 30 bisogna sperimentare (che non vuol dire provare tutto e andare a casaccio). Altrimenti come si fa a capire qual è la propria strada? Ovvio, qualcuno sa cosa farà fin da quando nemmeno sapeva scrivere. Ma per la maggioranza delle persone non è così.
          Dire che il desiderio di seguire questa strada è nato affiancando la sua collega non solo è sensato, ma anche desiderabile!
          Le consiglio vivamente di leggere questa selezione di risposte (vere e dettagliate) date al selezionatore per spiegare percorsi e scelte fatte: https://www.cvplus.it/esempi-di-risposta-mi-parli-di-lei/
          In bocca al lupo per la sua ricerca.

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        Salve, ho un’esperienza di circa 30 anni di lavoro, di cui gli ultimi 12 come autonomo con partita iva, sento il bisogno di cambiare aria, l’attività svolta attualmente comincia a scricchiolare in termini di qualità e quantità di ore lavoro, vedo un futuro … sul grigio;
        ho partecipato ad una selezione di una municipalizzata, dopo aver passato varie giornate a studiare per i test, alle selezioni scritte mi sono piazzato tra i primi 10 / 400, adesso ci sarà il colloquio, ho difficoltà ad argomentare la mia scelta, un pò la vivo come una sconfitta, gradirei qualche consiglio.
        Grazie

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          Buongiorno Vito,
          volendo citare l’affermazione di un imprenditore di cui mi è capitato di leggere alcuni giorni fa: “Cambia per ispirazione, prima di dover cambiare per disperazione”.
          Come lei ha correttamente intuito, è quello che sarebbe utile trasparisse nel colloquio; fosse anche solo perché la miglior motivazione a svolgere un nuovo lavoro la si ha quando questo nuovo lavoro è insieme fonte e risultato di desideri, progetti e “visioni”, e non un semplice paracadute.
          Sono certo che ci sono argomenti buoni da mettere sul piatto, così come sono certo che può dare un’immagine di sé adeguatamente “motivata”, senza mentire o snaturarsi. Un po’ più difficile, però, aiutarla qui ed ora.
          Tuttavia, sono certo la raccolta di risposte (vere e dettagliate) che ho realizzato l’aiuterà enormemente nella preparazione del colloquio individuale: https://www.cvplus.it/esempi-di-risposta-mi-parli-di-lei/
          Un saluto.

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        Salve mi chiedevo il voto del diploma non conta niente ai fini di trovare un lavoro quando si ha una laurea come non conta niente nemmeno il tempo che ci hai messo a laurearti e il tempo che sei rimasto all università l unica cosa che conta è il voto di laurea vero? È così pure nel territorio internaZionale lei ha aiutato anche persone a entrare nel territorio internazionale no? Cioè a lavorare fuori Italia no? È così ovunque no?

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          Buongiorno Giovanni,
          le cose “che contano” variano da selezionatore a selezionatore, e da contesto a contesto; ed assumono un significato diverso anche in ragione di come, queste cose, le si presenta. L’atteggiamento più vantaggioso che chi cerca lavoro deve assumere è quello di mettersi nei panni di chi riceve il CV: cosa capisce quando riceve il documento che gli si invia? Il profilo risulta interessante? Hanno adeguato risalto le “carte” migliori?
          Con riferimento agli studi, non ritengo corretto scommettere che un fattore (es. il voto) conta e gli altri no. Si tratta piuttosto di una combinazione di ingredienti. In particolare, se una persona è laureata, sarà importante il voto ma anche il tempo in cui ha concluso gli studi. Concluderli in tempo è garanzia di efficacia. Ma anche aver studiato a lungo non è necessariamente un problema, se questi studi si sono protratti nel tempo in ragione della condizione, ad esempio, di studente lavoratore.
          Ho scritto una piccola guida che contiene davvero una miniera di esempi e informazioni non scontate per prepararti a rispondere alla domanda “mi parli di lei”: https://www.cvplus.it/esempi-di-risposta-mi-parli-di-lei/
          Un saluto.

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